Con l’arrivo della stagione estiva torna al centro dell’attenzione il tema della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori esposti al caldo, in particolare per le attività svolte all’aperto o in ambienti caratterizzati da temperature elevate.
Il rischio non riguarda solo i settori tradizionalmente più esposti, come agricoltura, edilizia, florovivaismo, cave e cantieri, ma anche tutte quelle attività che possono comportare permanenza prolungata all’esterno, soprattutto nelle ore centrali della giornata.
Worklimate: uno strumento utile per monitorare il rischio caldo
Un riferimento importante è rappresentato dal portale Worklimate, sviluppato nell’ambito del progetto INAIL-CNR, che mette a disposizione mappe nazionali di previsione del rischio di esposizione al caldo. Le mappe forniscono previsioni fino a tre giorni e considerano diversi momenti della giornata, distinguendo anche tra lavoratori esposti al sole o all’ombra e attività fisica moderata o intensa.
Uno strumento di supporto, non sostitutivo della valutazione aziendale
Le informazioni disponibili su Worklimate devono essere considerate come uno strumento di supporto alle decisioni, da integrare con la valutazione aziendale del rischio, l’osservazione delle condizioni effettive sul luogo di lavoro e le eventuali disposizioni regionali applicabili.
Per questo motivo, oltre alla consultazione delle mappe Worklimate, è importante monitorare le eventuali ordinanze regionali applicabili, che possono introdurre limitazioni specifiche per alcune attività lavorative all’aperto nei periodi di maggiore rischio.
Ordinanze regionali e divieti nelle ore più calde
Anche per l’estate 2026 diverse Regioni hanno emanato provvedimenti specifici per limitare o vietare alcune attività lavorative all’aperto nelle fasce orarie più critiche, generalmente tra le 12:30 e le 16:00, nei giorni in cui il sistema Worklimate segnala un livello di rischio alto.
Si tratta di un tema che interessa progressivamente tutto il territorio nazionale. Oltre al Lazio, che ha previsto fino al 15 settembre 2026 il divieto di lavoro in condizioni di esposizione prolungata al sole dalle 12:30 alle 16:00 per alcune categorie di lavoratori, misure analoghe sono state adottate anche da altre Regioni.
Attenzione alle disposizioni territoriali
Tra queste rientra l’Emilia-Romagna, dove dal 3 giugno 2026 è vietato lavorare in condizioni di esposizione prolungata al sole dalle 12:30 alle 16:00 nei giorni e nelle aree in cui il rischio caldo risulta alto. Anche la Puglia ha emanato un’ordinanza specifica per la tutela dei lavoratori esposti alle alte temperature, con l’obiettivo di ridurre malori, infortuni e patologie correlate allo stress termico.
In Sicilia, inoltre, è stato disposto lo stop alle attività che comportano esposizione prolungata al sole nelle ore più calde, in settori come edilizia, agricoltura, cave e logistica, nelle aree considerate a maggior rischio.
Gli ambiti di applicazione, i periodi di validità, i settori coinvolti e le modalità operative possono variare da Regione a Regione. Per questo motivo è fondamentale che le aziende verifichino puntualmente le disposizioni in vigore nel territorio in cui operano, soprattutto in caso di cantieri, attività outdoor, lavori agricoli, manutenzioni, sopralluoghi tecnici o interventi presso siti produttivi.
Le principali misure di prevenzione
La gestione del rischio caldo richiede un approccio organizzativo e preventivo. Tra le misure da valutare rientrano:
- Rimodulazione degli orari di lavoro, evitando quando possibile le ore centrali della giornata.
- Programmazione di pause brevi e frequenti in luoghi ombreggiati o freschi.
- Disponibilità di acqua fresca e corretta idratazione.
- Informazione dei lavoratori sui sintomi da stress termico.
- Uso di abbigliamento adeguato e dispositivi di protezione compatibili con le condizioni climatiche.
- Attenzione ai lavoratori più fragili o non ancora acclimatati.
- Sorveglianza delle condizioni meteo-climatiche e consultazione delle mappe previsionali.
- Aggiornamento delle procedure operative e, se necessario, della valutazione del rischio.
Le linee guida INAIL richiamano l’importanza di pianificare pause adeguate, individuare un responsabile della sorveglianza delle condizioni meteoclimatiche e predisporre misure organizzative per prevenire patologie da calore, come crampi, disidratazione, stress termico e colpo di calore.
Un rischio da gestire anche nei sopralluoghi e nelle attività presso terzi
Il tema non riguarda esclusivamente i lavoratori stabilmente impiegati all’aperto. Anche tecnici, consulenti, manutentori, auditor, formatori e collaboratori che si recano presso stabilimenti industriali, cantieri o altri siti operativi possono essere esposti a condizioni climatiche gravose, soprattutto quando l’attività prevede permanenza prolungata in aree esterne.
In questi casi è opportuno valutare preventivamente le condizioni operative, coordinarsi con il committente o con il gestore del sito e prevedere misure di tutela coerenti con il tipo di attività da svolgere.
Come possiamo supportare le aziende
IGEAM supporta le aziende nella gestione del rischio da alte temperature attraverso attività di consulenza, aggiornamento della valutazione dei rischi, definizione di procedure operative, informazione ai lavoratori e verifica delle misure organizzative applicabili nei diversi contesti produttivi.
Una corretta pianificazione permette di tutelare la salute dei lavoratori, garantire continuità operativa e rispettare le disposizioni normative e regionali applicabili.
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