La violenza sul luogo di lavoro. Come valutare il rischio di aggressioni esterne

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La violenza nei luoghi di lavoro (Work Place Violence) rappresenta una criticità a impatto rilevante per numerosi comparti aziendali, sia a livello Nazionale che Internazionale, come testimoniano gli esiti di numerose ricerche sul tema e la frequenza dei fatti di cronaca riportati dai media.

Secondo i dati, un lavoratore europeo su dieci subisce intimidazioni, molestie e aggressioni esterne mentre svolge il suo lavoroAl riguardo, si è portati a pensare che la violenza sul luogo di lavoro coinvolga esclusivamente le forze dell’ordine o chiunque sia impegnato a far rispettare la leggi e regolamenti e/o a operare in situazioni critiche.  In realtà, tale fenomeno ha una portata ben più ampia e interessa potenzialmente tutti coloro che nello svolgimento della propria attività lavorativa hanno un contatto con il pubblico, sia che ciò avvenga nell’ambito di un servizio “richiesto” dall’utenza, sia nei casi in cui l’attività svolta dal lavoratore non sia “gradita” ai terzi.

La violenza sul luogo di lavoro può quindi coinvolgere varie figure professionali:
il personale sanitario, all’interno di un pronto soccorso o in servizio al SERT o l’addetto alla guardia medica notturna;
l’assistente sociale;
l’autista di autobus per il trasporto pubblico;
l’insegnante che ha ripreso uno studente per il suo comportamento o espresso un giudizio negativo sul rendimento, e così via.

Gli effetti delle aggressioni esterne sul luogo di lavoro impattano in modo significativo nelle Organizzazioni, sia a livello dell’individuo che le subisce, in termini di infortuni e/o conseguenze psicofisiche (disturbi del sonno, stanchezza, depressione), sia a livello aziendale, a causa della riduzione della capacità produttiva (aumento delle assenze per malattia, del turn over del personale, delle disabilità).

Per contrastare tale fenomeno e contenerne gli effetti, negli ultimi anni sono state emanate diverse Linee Guida, Buone Prassi e Raccomandazioni da parte di Associazioni di categoria, del Ministero della Salute e così oltre. Tuttavia tali strumenti non consentono di operare un approccio sistemico e quantitativo alla valutazione del rischio e di individuare in modo organico le misure di prevenzione e protezione per la specifica realtà aziendale di riferimento.

Proprio per offrire un valido supporto alle organizzazioni interessate in modo rilevante da tale problematica, Igeam ha messo a punto uno strumento in grado di valutare in modo parametrico, e non già soltanto qualitativo, il rischio della violenza sul luogo di lavoro.

 


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CHE COS’È LA VIOLENZA SUL LUOGO DI LAVORO?


La violenza sul luogo di lavoro è stata descritta dall’Unione Europea come un insieme di episodi nei quali “i lavoratori sono abusati, minacciati e assaliti in circostanze correlate al loro lavoro, anche quando si recano al lavoro, e che provocano un cambiamento alla loro sicurezza, benessere e salute fisica e psichica”.

Gli episodi di violenza, quindi:

  • si esprimono in forme differenti, fisiche, psicologiche o sessuali;
  • si possono presentare come singolo episodio o avere carattere più frequente e sistematico;
  • hanno conseguenze e durabilità nel tempo diverse su chi le subisce.

È importante chiarire che le aggressioni sul luogo di lavoro possono avere sia origine endogena, ovvero maturare ed essere veicolate da persone interne all’azienda nei confronti di colleghi, oppure essere messe in atto da soggetti esterni all’Organizzazione.

Il contrasto delle forme di violenza interna ai luoghi di lavoro, quali ad esempio mobbing, molestie sessuali, discriminazioni di genere, è stato oggetto di uno specifico Accordo Europeo recepito in Italia, nel gennaio 2016, dalle principali rappresentanze sindacali. La violenza sul luogo di lavoro, legata invece alle aggressioni esterne, presenta caratteristiche tali da richiedere la realizzazione di un distinto strumento di valutazione e contrasto.

 

AGGRESSIONI ESTERNE SUL LUOGO DI LAVORO: CHI E PERCHÈ È PIÙ A RISCHIO?


Dai dati presentati da EU-OSHA ed Eurofound risulta che la violenza, le intimidazioni e le molestie sul luogo di lavoro interessino una quota non irrilevante di lavoratori europei: la percentuale oscilla dal 5% al 20% per le aziende che hanno più di 10 dipendenti.

Il rischio di subire una violenza sul luogo di lavoro da parte di soggetti terzi è un fenomeno trasversale che colpisce quelle professioni che presuppongono un’interazione con gli utenti esterni o il pubblico.

Il fenomeno risulta più frequente in particolare nei seguenti comparti lavorativi:

  • sanità;
  • trasporti pubblici;
  • assistenza sociale;
  • settore finanziario (istituti di credito);
  • istruzione;
  • Pubblica Amministrazione.

Tra i fattori che possono incidere nella frequenza di accadimento della violenza sul luogo di lavoro, oltre alla natura del servizio stesso o alla valenza in termini di interesse economico (manipolazione e trasporto valori) o politico per la criminalità, vi sono elementi correlati alle differenze di genere, all’organizzazione del lavoro (es. lavoro in solitario), al contesto geografico e/o sociale. Pertanto risultano essere “più a rischio” coloro che si devono relazionare con una utenza critica (es. operatori del SERT) e le donne che si trovano ad operare da sole in particolari orari (es. guardia medica notturna).

 

 

QUALI CONSEGUENZE PER CHI SUBISCE VIOLENZE SUL LUOGO DI LAVORO


Le conseguenze della violenza subita sul luogo di lavoro (WPV – Workplace Violence) impattano si riverberano tanto sullo stato psicologico della vittima quanto sulla qualità dell’ambiente di lavoro dell’impresa coinvolta. Le ripercussioni delle aggressioni esterne, soprattutto quando trascurate, sono trasversali, profonde e di lungo periodo.

Il dipendente soggetto alla violenza sul lavoro da parte soggetti terzi vede peggiorare drasticamente la qualità della sua vita, professionale e non. Infatti, dopo tali episodi, alcune vittime iniziano a mostrare disturbi del sonno, una frequente stanchezza, la cronicizzazione di determinate patologie. Tali fenomeni risultano direttamente correlati ad un crescente stato di depressione, soprattutto laddove il lavoratore che ha subito violenze non sia supportato attraverso un adeguato sostegno psicologico.

Gli effetti sono evidenti anche a livello aziendale. Infatti, si osserva in poco tempo una significativa riduzione della capacità produttiva, determinata dall’aumento delle assenze per malattia, dal turn over del personale, dal pensionamento anticipato dovuto a disabilità, dall’alterazione del clima lavorativo oltre che dall’aumento degli oneri diretti e indiretti correlati a tali eventi (incremento degli oneri assicurativi, giornate perse di lavoro, oneri di gestione dei contenziosi, ecc.).

Le aggressioni sul lavoro, pertanto, coinvolgono l’intera Organizzazione. Per questo motivo le aziende che si confrontano con tali eventi non devono minimizzarli, ma sono chiamate piuttosto ad affrontarli con prontezza, adottando misure preventive e in grado di ridurre il senso di solitudine vissuto dai lavoratori.

 

COME VALUTARE E FRONTEGGIARE IL RISCHIO DI AGGRESSIONE ESTERNA IN AZIENDA


Il rischio aggressione è per sua stessa natura imprevedibile. Qualunque persona può essere esposta ad atti di violenza sul luogo di lavoro anche solo per la stessa appartenenza ad una comunità, pertanto la possibilità di ritrovarsi vittima di tali episodi è difficilmente “misurabile” nell’ambito di un processo organico di valutazione.

Non a caso, finora il rischio aggressione sul posto di lavoro è stato affrontato esclusivamente sul piano qualitativo e le misure di prevenzione e protezione individuate nelle Linee guida di settore e Raccomandazioni sono pressochè esclusivamente di natura procedurale.

Consapevole di tale limite, Igeam ha quindi messo a punto uno strumento in grado di valutare in modo parametrico, e non già soltanto qualitativo, il rischio di aggressioni esterne. I punti di forza di tale approccio valutativo sono evidenti.

 

I vantaggi della metodologia di Igeam


La metodologia proposta da Igeam ha il vantaggio:

  • di essere riproducibile per ciascun ambito professionale;
  • di caratterizzare e dimensionare lo specifico rischio insito nell’attività e nell’organizzazione di riferimento tenendo conto dell’efficacia delle misure di prevenzione e protezione già adottate;
  • di consentire l’individuazione di ulteriori misure tecnico-organizzative di mitigazione del rischio tarate sulla specifica realtà lavorativa.

 

Le fasi del processo di valutazione di Igeam


Il processo di valutazione che è alla base del modello presentato da Igeam consiste di due macrofasi:

  1. la Valutazione del rischio a priori, che tiene conto delle caratteristiche dell’attività e di una serie di aggravanti che incidono sulla probabilità dell’evento in assenza di specifiche misure, quali ad esempio: criticità correlate all’utenza del servizio o del contesto operativo, all’organizzazione del lavoro (lavoro notturno, in solitario, ecc), alle differenze di genere o ad eventi di aggressione pregressi;
  2. la Valutazione del rischio residuo a fronte delle soluzioni tecnico-organizzative adottate per ridurre la probabilità dell’evento o la gravità delle sue conseguenze, tra cui ad esempio:

– presenza di dispositivi di vigilanza e/o allarme in prossimità delle postazioni di lavoro a rischio aggressione (ossia nel luogo specifico);
progettazione ad hoc e layout degli spazi e delle postazioni di lavoro;
– presenza di dispositivi di comunicazione in caso di emergenza;
– formazione e/o addestramento dei lavoratori con corsi di formazione sul linguaggio del corpo (comunicazione non verbale) e tecniche verbali de-escalation, corsi di autodifesa, e così via;
 sistema di assistenza medica e psicologica post aggressione individuale e collettiva;
procedure e norme comportamentali da attuare nella gestione degli eventi critici e per l’analisi e registrazione degli stessi.

Il processo valutativo poi si conclude con la definizione del Piano degli interventi di mitigazione e il follow up per la verifica dell’efficacia delle azioni intraprese.

 

I nostri clienti


La metodologia proposta è stata già applicata con successo in diversi comparti professionali.
Nello specifico, il nostro strumento di valutazione è stato richiesto da 
realtà aziendali quali:

  • Strutture sanitarie pubbliche e private
  • Enti locali
  • Società di gestione degli acquedotti
  • Aziende di trasporto pubblico

 


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