Burnout e stress lavoro correlato. Come valutare la sindrome da esaurimento emotivo
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Burnout e stress lavoro correlato

L’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità è la prima organizzazione sanitaria a livello internazionale ad aver riconosciuto il burnout da lavoro come una sindrome, inserendola nel suo lungo elenco di disturbi medici. Molto probabilmente, però, l’OMS non sarà l’ultima. Infatti, negli Stati Uniti, già da tempo si è attivata l’Associazione degli Psichiatri Americani che ha istituito un gruppo di lavoro specifico sul tema.

Il burnout è un vero e proprio esaurimento emotivo di cui è vittima il lavoratore. Di fatto è una forma cronica di stress lavoro correlato che si presenta con un crescente senso di distacco dalle attività nelle quali il soggetto è coinvolto. Il lavoro perde di significato e le conseguenze psico-fisiche possono essere drammatiche, con effetti decisivi anche sulla produttività.

La gravità del fenomeno è confermata dal fatto che i fattori che facilitano l’insorgenza del burnout (es. cambiamenti organizzativi, cambiamenti di ruolo e mansione, conflitti e difficili interazioni con i colleghi, aumento di responsabilità e carico di lavoro etc.) sono sempre più connaturati al mondo del lavoro nella sua evoluzione attuale.

I sintomi del burnout

Il burnout, secondo l’OMS, è caratterizzato da tre dimensioni principali che coinvolgono direttamente il lavoratore:

  • totale mancanza di energie;
  • distanza mentale dal proprio lavoro, negativismo o cinismo;
  • ridotta efficacia professionale.

Nello specifico, i lavoratori che vivono una esperienza di burnout sono soggetti a:

  • disturbi fisici nella forma di disturbi del sonno, abbassamento delle difese immunitarie, disturbi sessuali e gastroenterici;
  • disturbi psicologici quali autocritica, sensazione di non essere abbastanza bravi, demotivazione e desiderio di isolamento, distaccamento.

Le conseguenze per l’organizzazione

A livello organizzativo le ricadute del burnout sono altrettanto drammatiche. Diversi studi segnalano come i lavoratori soggetti ad un esaurimento emotivo e ad uno stress lavoro correlato cronico, mostrino:

  • livelli più elevati di assenteismo;
  • una maggiore tendenza ad incorrere in errori e ad esporsi ai rischi con un aumento significativo degli infortuni;
  • tensioni e problemi disciplinari.

Tali effetti, riconducibili al burnout, generano dei costi per le aziende assolutamente da non trascurare. Infatti, secondo alcuni dati citati da Forbes, i dipendenti vittime del burnout:

  • impattano per il 34% del loro stipendio annuale sull’organizzazione di appartenenza;
  • determinano un significativo aumento del turnover che oscilla tra il 20% e il 50% a seconda dell’impresa considerata.

Cosa può fare una organizzazione

Le conseguenze del burnout sono piuttosto rilevanti, sia a livello individuale che organizzativo. Per questo motivo, una organizzazione che non sottovaluta lo stress cronico ma, al contrario, analizza e affronta il fenomeno con competenza matura un vantaggio decisivo nei confronti dei propri competitor.

È ben noto che dipendenti più coinvolti nelle attività professionali e più felici sono anche quelli che registrano livelli più elevati di produttività.

Un errore che non bisogna commettere, però, è pensare che la sindrome da burnout sia esclusivamente soggettiva e riconducibile a fattori individuali. Al contrario, numerosi studi mostrano come il burnout dipenda dall’organizzazione del lavoro. Le stesse cause che ne favoriscono l’insorgenza, come i cambiamenti organizzativi, di ruolo e di mansione, o i conflitti sul lavoro sono una chiara conferma della natura organizzativa del problema.

Il lavoratore non è un numero, immune dalle pressioni esterne, ma un’entità complessa che opera all’interno di un ambiente lavorativo altrettanto mutevole e intricato. Se il lavoro, oggi, richiede ad ogni soggetto una sviluppata capacità di adattamento al cambiamento, è fondamentale che ogni organizzazione fornisca ai propri dipendenti tutti gli strumenti per essere flessibili.    

Per questo motivo, il primo passo che un’organizzazione deve intraprendere è intervenire per valutare e gestire il rischio di stress da lavoro correlato, con l’obiettivo di:

  • migliorare l’organizzazione del lavoro;
  • prevenire le condizioni individuali di sviluppo della sindrome del burnout.

Un approccio organizzativo al burnout, piuttosto che individuale, può generare nel medio-lungo periodo un cambiamento efficace perché si focalizza sul gruppo nella sua totalità. Il gruppo, infatti, ha maggiori possibilità di promuovere il benessere in modo condiviso.

Le soluzioni di Igeam per le organizzazioni

La sindrome da burnout rappresenta una delle problematiche lavorative più diffuse. Igeam da anni supporta le organizzazioni nella prevenzione delle malattie professionali, offrendo piani di intervento ad hoc con il suo team di specialisti composto da Medici e Psicologi esperti che operano in sinergia con gli HSE Manager e gli HR Manager.

LE NOSTRE SOLUZIONI

  • Gap analysis
  • Sportello elettronico con un team specialistico a disposizione del cliente (con numero telefonico ed e-mail dedicata)
  • Supporto psicologico con presidio nelle organizzazioni
  • Training per la gestione dello stress con l’utilizzo di tecniche esperienziali
  • Piani formativi sulla gestione dei conflitti e sulle soft skills
  • Piani di coaching manageriale per supportare i vertici nella gestione dei casi di disagio lavorativo
  • Counseling individuale
  • Focus group
  • Interventi di debriefing di gruppo

CASE STUDY

Burnout e stress lavoro correlato

Testo a cura di

Dott. Fulvio d’Orsi

Dott.ssa Laura Iacobone

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