Focus dal Mondo

Sicurezza sul lavoro

Come calcolare i costi di un incidente sul lavoro

Ogni volta che ha luogo un incidente sul lavoro è importante analizzare e comprendere quali fattori abbiano contribuito al suo verificarsi al fine di adottare le misure più corrette per prevenire e mitigare i relativi rischi in futuro.

Oltre a questo, però, è cruciale misurare in modo corretto i costi correlati al fenomeno, al fine di ottenere dai decision makers il miglior supporto possibile nella pianificazione e attuazione delle azioni di contrasto più efficaci.

Ma quali costi vanno inclusi nell’analisi? Naturalmente, i primi costi ad essere calcolati perché più semplici da misurare sono quelli diretti, strettamente legati all’incidente. Più difficile, invece, è misurare quelli indiretti, i quali – proprio perché non direttamente riconducibili all’infortunio – rischiano di essere sottovalutati o, in alcuni casi, ignorati.

Come eliminare i bias cognitivi dalle decisioni assunte nel campo della sicurezza

Prendere una decisione non è mai semplice, soprattutto quando l’azione che abbiamo scelto di intraprendere, consapevolmente o meno, ha conseguenze dirette sulla nostra salute e su quella delle persone che lavorano al nostro fianco. Ogni giorno un individuo medio prende dalle 2.000 alle 10.000 decisioni. Dal momento che il nostro cervello non può analizzare ogni singolo dettaglio di ogni singola scelta, ricorre a vere e proprie scorciatoie che sono state definite “bias cognitivi”.

In pratica, i bias cognitivi funzionano sulla base delle informazioni acquisite da eventi accaduti in passato evitando, in questo modo, di dover analizzare di nuovo ogni singolo aspetto. E’ evidente quanto questa strategia sia utile in termini di risparmio cognitivo. Al tempo stesso, però, può indurre in errore con conseguenze potenzialmente drammatiche. Ad esempio, si può considerare altamente improbabile un fenomeno che presenta rischi catastrofici perché accaduto di rado. 

Ma come riuscire a mitigare le conseguenze dei bias cognitivi? E’ importante individuarli, così da comprendere l’impatto che essi possono avere sul nostro processo decisionale in ambito sicurezza.  Inoltre, è cruciale l’adozione di approcci condivisi a livello organizzativo.

Formazione

La formazione è più efficace se viene subito messa in pratica 

E’ risaputo che un’attività formativa riesce ad essere più efficace quando le informazioni che veicola sono immediatamente applicate nella vita professionale di tutti i giorni. Ora, uno studio certifica che il 75% dei contenuti appresi sarà dimenticato già dopo 6 giorni qualora non venga tradotto in azioni concrete.

Questo risultato non certifica, naturalmente, l’inutilità del processo formativo in quanto tale, ma indica chiaramente come ogni organizzazione che decida di aggiornare le competenze dei propri dipendenti debba inserire quell’attività all’interno di un progetto strategico coordinato e condiviso.

In questo senso, dunque, la scelta di un aggiornamento formativo, sempre più necessario in un contesto lavorativo come quello attuale caratterizzato da rapidi e continui cambiamenti, va valutata nella sua applicabilità, con feedback costanti finalizzati alla verifica delle nozioni effettivamente apprese.

Le 4 strategie per acquisire nuove competenze

Uno dei fattori che più caratterizza l’attività e il percorso professionale di un individuo è la formazione costante e l’acquisizione di nuove competenze per non rimanere indietro rispetto ad un mondo lavorativo che si evolve rapidamente. Tuttavia apprendere non è sempre semplice.   

Si possono individuare almeno 4 strategie per riuscire ad acquisire nuove competenze in modo efficace.  Focalizzarsi sulle competenze di recente sviluppo è un primo passo importante perché può assicurare al professionista la capacità di essere e dimostrarsi innovativo. Condividere il processo di acquisizione con altri soggetti, non limitandosi a seguire individualmente corsi online.

Mettere subito alla prova le competenze acquisite, in modo da sperimentare direttamente quanto si è appreso, favorendo in questo modo anche il processo di memorizzazione. Porsi un obiettivo chiaro, in modo da non disperdere o minare le proprie motivazioni.

Ambienti di lavoro

Come riuscire a risolvere un problema complesso sul lavoro

Sul lavoro non è così infrequente la possibilità di confrontarsi con problemi di difficile risoluzione. Molto spesso le stesse modalità utilizzate per definire e spiegare una questione complessa influenzeranno il modo in cui si procederà ad affrontarla e a risolverla.

In altri termini, le parole che scegliamo per descrivere il problema si rivelano decisive nella sua risoluzione. Ciò può avvenire sia in positivo (contribuendo al successo) che in negativo (con ritardi o impedimenti). Per questo la scelta delle parole non può essere casuale ma è opportuno che si basi su un’attenta valutazione.

In questo senso, bisogna prima di tutto chiarire quale sia l’oggetto del problema. Porre attenzione al benessere dei dipendenti o ai costi modifica totalmente la natura della soluzione messa in campo. In secondo luogo, un ruolo altrettanto significativo è giocato dagli stessi strumenti e indicatori che vengono adottati per misurare il problema e il successo di una soluzione. Quindi cosa è opportuno fare?

I team più performanti hanno maggiore sicurezza psicologica

Un fenomeno che diversi giganti appartenenti al mondo tecnologico (come ad esempio Google) hanno sperimentato negli ultimi anni rivela come i team con performance più elevate condividano tutti una caratteristica:

  • la sicurezza psicologica, vale a dire la convinzione che non si verrà puniti o sanzionati qualora si dovesse incorrere in errori o sbagli. 

Diverse ricerche sul tema rivelano come la sicurezza psicologica costituisca un fattore assolutamente rilevante per i membri di una organizzazione, i quali sono portati ad assumere rischi in modo moderato, ad esprimersi ed agire liberamente senza il timore di essere, per questo, colpevolizzati. In questo modo, l’azienda può davvero riuscire a tirare fuori il meglio dai propri dipendenti, salvaguardandone al tempo stesso la salute e il benessere.

Perché gli ambienti di lavoro positivi sono più produttivi

E’ ormai confermato da numerose ricerche sul tema che un ambiente di lavoro positivo genera, nelle aziende, sia una maggiore produttività che redditività. Infatti quando il clima all’interno dell’organizzazione è favorevole, i dipendenti sono più portati ad essere e a sentirsi coinvolti nelle iniziative aziendali, con risultati professionali migliori.

In concreto, le imprese dove l’ambiente di lavoro è positivo registrano un 40% in meno di assenteismo e un incremento del 20% nella produttività, con minori livelli di turnover.

Da tutto ciò ne deriva un vantaggio competitivo non indifferente rispetto alle organizzazioni concorrenti nelle quali il grado di soddisfazione dei dipendenti è limitato. Non a caso, un numero crescente di aziende si sta focalizzando sempre di più sul benessere dei propri dipendenti.

Promozione della salute

Come sviluppare la resilienza sul lavoro

Resilienza è stato con ogni probabilità uno dei termini più utilizzati (e forse più abusati) nel 2020. Naturalmente non è un concetto nuovo né inedito, ma non sorprende che abbia subito un incremento significativo in seguito allo scoppio dell’emergenza pandemica e ai cambiamenti apportati dal Covid-19 alle nostre abitudini e alla nostra vita.

Resilienza indica, in ambito psicologico, la capacità di un individuo di adattarsi e di rispondere in modo proattivo all’esito imprevisto di un evento più o meno noto. In altri termini, essere resilienti significa accettare il fallimento, riconoscere la situazione per quello che effettivamente è, imparare dai propri errori e ripartire.   

I benefici della resilienza anche in ambito professionale sono evidenti. Tuttavia le capacità correlate alla resilienza non sono acquisite in quanto tali, ma vanno allenate e sviluppate. E’ importante, però, capire come. 

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