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Covid-19: la salute dei lavoratori e la continuità operativa delle aziende – Faq
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Covid-19

Come salvaguardare la salute dei lavoratori e la continuità operativa delle aziende – Faq

Adempimenti normativi e responsabilità del datore di lavoro

Documento di valutazione dei rischi

Con la diffusione del Covid-19 è necessario aggiornare il Documento di Valutazione dei Rischi?

Nel caso di attività non sanitarie o che non prevedano processi lavorativi tali da esporre i lavoratori a rischio biologico, non è necessario mettere a punto un Documento di Valutazione dei Rischi ad hoc. Il motivo è legato al fatto che manca proprio il presupposto per la valutazione di un rischio biologico.

Il rischio biologico, in questo caso, si configura come un rischio per la popolazione in generale, è esterno all’azienda e l’intervento del datore di lavoro ha luogo a partire da indicazioni di altri enti che hanno già operato una valutazione in tal senso. A lui spetta il compito di recepire all’interno della realtà organizzativa le misure di tutela da adottare.

Naturalmente, la necessità di dimostrare di aver messo in atto misure preventive, di aver pianificato l’attuazione delle stesse, di aver monitorato e verificato la loro efficacia, può portare alla necessità per l’azienda di realizzare un supporto documentale alla sua attività.

Come Igeam abbiamo realizzato una sorta di addendum al Documento di Valutazione dei Rischi generali, nel quale andiamo a definire i criteri adottati dall’azienda per inquadrare gli scenari di rischio e le tipologie di attività svolte dai lavoratori all’interno dell’organizzazione. Sulla base di questo è possibile declinare le misure tecnico-organizzative da porre in essere.

Dipendente presso un’azienda terza

Quali disposizioni deve mettere in atto il Datore di Lavoro nei confronti di un lavoratore che sta prestando servizio presso un’azienda terza?

Innanzitutto bisogna configurare il tipo di organizzazione del lavoro presso terzi anche del punto di vista contrattuale. Le tipologie di lavoratore che si potrebbero individuare sono molteplici, come già delineate all’interno del Decreto 81: il lavoratore distaccato, il lavoratore comandato, il lavoratore che opera presso un’azienda terza ma che risponde a livello organizzativo e materiale al proprio datore di lavoro originario, il lavoratore interinale che presta la propria opera presso un utilizzatore.

Nello specifico dell’emergenza in atto, le misure da adottare sono quelle che vengono applicate a tutti i lavoratori e poi, a seconda del tipo di rapporto contrattuale, cambiano le responsabilità.

Ad esempio, se il lavoratore di una azienda X opera presso l’organizzazione Y ma non è distaccato presso quest’ultima, allora sarà il datore del lavoro dell’impresa X a mettergli a disposizione i dispositivi di protezione individuale, le informative necessarie, operando in previsto coordinamento con il datore di lavoro della struttura ospitante.

Invece, se il lavoratore è distaccato, chi prende in carico il soggetto è il distaccatario, il quale dovrà attuare nei suoi confronti le stesse misure di tutela che adotterà nei confronti del proprio personale.

Sorveglianza sanitaria

Sospensione della sorveglianza sanitaria: quali sono le conseguenze per il Datore di Lavoro in caso di infortunio del lavoratore?

Il medico competente è il soggetto che stabilisce la periodicità delle visite mediche sulla base della valutazione dei rischi e delle condizioni del singolo lavoratore. Quindi l’indicazione per lui è rimandare di qualche settimana o mese un controllo prestabilito, poiché in questa fase la visita rappresenterebbe un rischio maggiore dei benefici che sarebbe in grado di apportare.

Tale discorso non si applica, invece, alle attività che non sono posticipabili come, ad esempio, le visite a richiesta, l’esame del problema degli ipersuscettibili, le visite preassuntive o le visite da rientro. Queste vanno eseguite ma sempre nel rispetto delle cautele previste.

 

Come si configura la sorveglianza sanitaria per i lavoratori di servizi pubblici essenziali?

Secondo quanto previsto dall’art. 7 del Decreto Legge 14/2020, agli operatori addetti ai servizi pubblici essenziali non si applica la quarantena con sorveglianza attiva. Tale articolo prevede anche, però, che i lavoratori siano sotto sorveglianza sanitaria e che venga fatto loro il tampone. Va intesa, dunque, come una sorveglianza sanitaria attiva che sottopone a controllo le persone che per necessità devono essere mantenute al lavoro. Resta naturalmente la condizione che con l’insorgenza dei sintomi il lavoratore viene allontanato.

 

Poiché molte aziende hanno i dipendenti in smart working, come si possono effettuare le visite di sorveglianza sanitaria?

In linea generale, partendo dal presupposto che un lavoratore in smart working è un video terminalista, non è opportuno in questa fase costringere il lavoratore ad uscire di casa per una visita periodica. Molti aspetti possono essere agevolmente gestiti da remoto, dalla documentazione sanitaria al triage telefonico.

Misure di prevenzione

Controllo della temperatura

Molte aziende stanno applicando un protocollo che prevede il controllo della temperatura corporea prima dell’ingresso in azienda. Qual è l’efficacia di questa misura?

L’efficacia preventiva di questa misura è bassa, poiché il controllo della temperatura corporea è in grado di rilevare soltanto la persona con sintomi febbrili, la quale in queste condizioni avrebbe già dovuto rimanere a casa nel rispetto dell’informativa fornitale dall’azienda.

Il controllo della temperatura corporea andrebbe inserito all’interno di una strategia preventiva più ampia che comprenda, eventualmente, più misure tra loro integrate. Inoltre il controllo della temperatura non è un obbligo, è una facoltà del datore di lavoro che la adotta qualora ritenga tale misura opportuna.

Autodichiarazione/autocertificazione

L’autodichiarazione o l’autocertificazione di un lavoratore è uno strumento di prevenzione adeguato?

Dal punto di vista formale, l’autodichiarazione probabilmente può solo confermare il fatto che l’azienda si è preoccupata di svolgere un primo tipo di controllo sui propri lavoratori e su quelli appartenenti a ditte esterne (fornitori). Questo tipo di documento va considerato al pari di uno strumento informativo.

Da sola, quindi, l’autodichiarazione non rappresenta una misura preventiva sufficiente per contrastare la diffusione del virus nei luoghi di lavoro. Essa è soltanto il primo step di un processo più ampio che arriva ad includere l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale. L’obiettivo di ogni azione intrapresa deve essere sempre quello di riuscire a evitare più possibile la diffusione del contagio.

Contatti stretti

Qual è la distanza corretta da rispettare in caso di contatti stretti?

Il presupposto da ricordare nel caso del Covid-19 è che deve esserci una effettiva vicinanza con l’altra persona perché ci sia una carica infettiva tale da favorire la diffusione del virus. L’indicazione di un metro è legata al fatto che oltre tale misura non si riesce ad emettere dei droplet nell’ambiente. La distanza di due metri, invece, è più cautelativa.

Mascherine e dispositivi di protezione individuale

Quando non è possibile rispettare il metro di distanza sul luogo di lavoro, qual è la mascherina più appropriata da utilizzare? FFP2/FFP3 o quella chirurgica?

Secondo l’Istituto Superiore della Sanità, nel rapporto con la persona affetta da Covid-19, il facciale filtrante di tipo P2 o P3 va utilizzato soltanto ed esclusivamente nelle manovre che generano aerosol. Invece nel normale rapporto con l’altra persona è sufficiente la mascherina chirurgica.

Sul lavoro la mascherina sostituisce la distanza, in quanto impedisce al soggetto che abbia eventualmente un’infezione respiratoria di emettere doppler e di contagiare l’altro. Quindi l’utilizzo della mascherina è finalizzato a proteggere gli altri da sé. Senza dubbio, indossarla tutti contemporaneamente rende sicuro il luogo di lavoro nel quale le persone si trovano gli uni accanto agli altri.

È opportuno ricordare che la mascherina chirurgica è monouso e deve essere usata correttamente. Per l’utilizzo che viene fatto, considerando il rischio biologico, la mascherina tende a contaminarsi e nel maneggiarla si contaminano anche le mani. In questo modo è più alto il rischio di trasmettere l’infezione.

Medico competente: disinfezione con gel idroalcolico/lavaggio mani

Qualora il Medico Competente non disponesse di un lavandino in ambulatorio per il lavaggio delle mani con acqua e sapone, potrebbe ricorrere al gel idroalcolico?

Secondo le indicazioni dell’ECDC Europeo, è raccomandato lavare le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi o pulirle dappertutto con soluzioni idroalcoliche. La procedura migliore è quella che prevede prima il lavaggio e poi la disinfezione (così come che si fa normalmente in ambito medico). Il motivo è che maggiore è la carica microbica sulle mani, minore è l’efficacia della disinfezione, perché ha più microrganismi da abbattere.

Sanificazione impianti di aerazione

La sanificazione degli impianti di aerazione è fondamentale per contrastare la diffusione del virus?

I problemi principali che riguardano la sanificazione degli impianti di aerazione sono legati al fatto che le torri di raffreddamento, la raccolta delle acque, i filtri rappresentano un medium, uno spazio all’interno del quale colonie di microrganismi possono trovare un terreno fertile per moltiplicarsi. Questo discorso, ad esempio, può valere per gli aspergilli, per la legionella.

In questo caso, invece, ci troviamo di fronte ad un microrganismo che in queste condizioni non può sopravvivere. Infatti, essendo esclusivamente un monofilamento di acido nucleico, non è dotato della struttura biologica necessaria per essere autonomo. Quindi il problema della sanificazione degli impianti di aerazione è una problematica secondaria. 

Business Continuity / Continuità operativa

Ambito di applicazione

Quali sono le organizzazioni interessate dalla Business Continuity?

Qualsiasi impresa, pubblica o privata, dovrebbe essere interessata alla salvaguardia della propria continuità operativa. In particolare, tutte le organizzazioni che devono mantenere attiva la propria produzione o erogazione dei servizi (per requisiti cogenti, contrattuali o normativi) in qualsiasi settore o mercato, devono avere come priorità la Business Continuity.

Benefici

Quali sono i vantaggi della Business Continuity?

Adottare il piano di continuità operativa rappresenta per le organizzazioni una soluzione vincente sotto molteplici punti di vista. La Business Continuity, infatti, consente di ottenere a livello commerciale un vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza, proteggendo e migliorando la propria reputazione e credibilità, e contribuendo alla resilienza organizzativa.

In particolare, uno dei benefici più significativi per l’impresa è rappresentato dalla possibilità di migliorare la propria capacità di rimanere efficace durante le interruzioni, dimostrando un controllo proattivo dei rischi e un’abilità diffusa nell’affrontare le vulnerabilità operative.

In questo modo, l’organizzazione è in grado di ridurre:

  • l’esposizione legale e finanziaria;
  • i costi diretti e indiretti delle interruzioni.

Le ragioni della Business Continuity

Perché avviare un progetto di continuità operativa?

I motivi che possono spingere una determinata organizzazione ad adottare un progetto di Business Continuity sono molteplici. Come nella situazione di emergenza attuale, l’interruzione delle normali attività operative rende necessario un intervento strutturale e pragmatico in grado di rispondere ad una situazione di crisi. 

Tuttavia la business continuity non è utile soltanto in una fase emergenziale. Infatti, il rispetto di determinate normative e di vincoli e obblighi contrattuali costituisce una condizione rilevante per la messa in atto di una strategia di continuità operativa.

Ulteriori fattori, certamente non secondari, sono rappresentati: 

  • dal posizionamento delle attività dell’azienda in area ad alto rischio (idrogeologico, bellico, geopolitico, di inquinamento etc.);
  • dalla presenza di processi e produzioni ad alto rischio con potenziale perdita di vite umane e di danni alla collettività.

Business Impact Analysis

Qual è la modalità operativa per effettuare una Business Impact Analysis?

Il processo è complesso, però è possibile individuare alcuni passaggi più rilevanti attraverso i quali definire i termini significativi dell’analisi: 

  • In primo luogo è cruciale comprendere l’ordine prioritario di prodotti e servizi, individuando quelli più marginali e quelli più redditizi in termini di fatturato e di costi.
  • In secondo luogo, si valutano i processi coinvolti nella produzione di tali prodotti e servizi, scomponendoli in attività specifiche.
  • A questo punto si procede al consolidamento dell’analisi, mettendo in atto tutte le azioni necessarie per rendere il sistema di produzione allineato alle esigenze di business continuity. Tale fase deve prevedere l’approvazione da parte del Top Management e della Proprietà (nel caso di un soggetto pubblico ci si riferisce alla Direttiva del Governo).

Gli autori

Fulvio D’Orsi

Direttore Scientifico
di IgeaMed

Tra il 1987 ed il 2015 ha lavorato presso l’USL Roma C dapprima come titolare di un incarico nella branca di Medicina del Lavoro presso l’attuale USL Roma C poi come direttore dell’Unità Operativa Complessa Servizio Prevenzione Igiene e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro. E’ esperto in materia di valutazione dello stress lavoro correlato.

Donatella Fracassi

Direttore operativo Igeam Consulting – Unità di Roma

Si occupa della Direzione operativa delle Aree di produzione afferenti alla B.U., svolgendo attività di pianificazione e coordinamento dei progetti dell’Area H&S, nonché di consulenza in materia di modelli organizzativi ex D.Lgs. 231/01 e Sistemi di gestione della Sicurezza (OHSAS 18001 e Linee Guida UNI_INAIL) e della Qualità ISO 9001.

Fabrizio Cirilli

Amministratore Unico della PDCA Srl

Svolge attività di consulenza, audit, assessment e formazione nelle tematiche di: IT service management, information security, risk management, incident handling, business continuity, disaster recovery, security supply chain. E’ lead auditor per gli standard ISO 9001, ISO/IEC 20000-1, ISO/IEC 27001 e ISO 22301, eIDAS e AgID.

Igeam al fianco delle imprese

I nostri servizi di assistenza per la gestione dell’emergenza e per riprendere il lavoro in sicurezza

Test rapido Covid-19

Igeam ha attivato una richiesta di manifestazione di interesse al fine di ottimizzare l’erogazione dei test COVID-19 IgG/IgM per il monitoraggio della popolazione lavorativa.

Piano di assistenza psicologica per la gestione della crisi Covid-19

L’infezione da coronavirus (Covid-19) in Italia

Per supportare le aziende nella gestione del Covid-19 nei luoghi di lavoro, abbiamo istituito una task force composta da infettivologi, igienisti occupazionali, medici del lavoro, RSPP, esperti di security e giornalisti.

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